Gaude Flore

 

Lunedì di Pasqua, 28 marzo, si è ancora cantato nella cappella di Moline il “Gaude flore” a cura della cantoria parrocchiale. Particolarmente numerosa la partecipazione, grazie alla organizzazione promossa dall’Amministrazione comunale, dalla Biblioteca e dalla Pro-Loco.

Il ritrovo è stato fissato alla “Place du Grand Four” per la presentazione della ricorrenza da parte dell’assessore alla cultura, Erika Guichardaz, che ha manifestato il desiderio che questa tradizione non si perdesse e continuasse ad animare Moline. In una breve nota introduttiva si sono ricordate le varie alluvioni che il torrente ha operato lungo i secoli. L’ultima, che buona parte della popolazione tiene in mente, è avvenuta nel 2000. In quell’occasione, grazie all’intervento tempestivo di pale meccaniche e di coraggiosi volontari, si è potuto man mano estrarre il materiale che l’irruenza delle acque per tre giorni consecutivi, il 14, 15 e 16 ottobre, continuava a far scendere. Non vi sono state vittime, ma notevoli danni materiali.

Più disastrosa l’alluvione avvenuta il 16 giugno 1957, quando a monte di Moline le piogge, che da giorni avevano impedito la raccolta dei fieni, avevano provocato alcune frane nell’alveo del torrente, formando delle sacche d’acqua. Queste, cedendo improvvisamente, hanno provocato vari danni alla campagna circostante, risparmiando tuttavia costruzioni e persone. 

Invece le alluvioni più disastrose, di cui si hanno notizie e che Marco Gal ha ricordato nel suo libro “Fede, arte e storia” consultando gli archivi parrocchiali, risalgono alla fine del 1600. L’8 giugno 1680, vigilia della festa di Pentecoste, da un breve resoconto del parroco Michel Perron,si apprende che ben 33 persone persero la vita e tutte le più belle case di Moline che volgevano “au couchant” sono state spazzate via dalla furia delle acque. Anche la cappella in quell’occasione fu gravemente danneggiata e ricostruita due anni dopo. Maggiori dettagli si hanno dell’alluvione avvenuta 25 anni più tardi, il 2, 3 e 4 novembre 1705. Il parroco fu testimone della furia delle acque e narra in un minuzioso resoconto del duro lavoro dei volontari per arginare il torrente e della fede degli abitanti che in quell’occasione non hanno cessato di pregare per essere risparmiati dalla catastrofe. In effetti la pioggia cessò, i danni materiali furono notevoli, ma non si ebbero a lamentare vittime. Da quell’occasione si iniziò a cantare il “Gaude flore” a Moline il giorno di Pasqua.

Il “Gaude flore” è un inno di lode alla Madonna, in cui viene esaltata e chiamata “ amata Sposa di Dio, splendente vaso di virtù, pia Madre di Cristo, pura Vergine Madre, Sposa scelta di Dio e Madre dei miseri, perché il Signore dei secoli largisce a quanti ti onorano un’adeguata ricompensa in terra e una fulgida sede nell’alto dei cieli” e si termina con l’invocazione “sii per noi la via che conduce alle gioie eterne dove vi è pace e gioia ed esaudiscici sempre” . Da quel tragico 1705 fin verso il 1890 si è continuato a trovarsi a Moline per questo canto di gioia e di ringraziamento. Dopo una parentesi la tradizione è stata nuovamente ripresa fino ai giorni nostri. 

Di particolare rilevanza è anche il modo con cui questo canto viene eseguito. L’accompagnamento musicale avviene con il suono del “tubo”, uno strumento musicale molto antico, del quale Stefano Viola ha ripercorso la storia ripresentando le caratteristiche che vengono ora descritte in un articolo a parte.

Al termine è intervenuto Pietro Brocard per portare la sua testimonianza di partecipazione fin dalla sua giovinezza. Ha descritto come i cantori si ritrovavano per l’occasione e come sia stato messo in musica da lui stesso la versione attuale. Ha ricordato con commozione i nomi dei cantori che negli anni passati avevano sempre presenziato a tale avvenimento. Lui stesso è l’unico che sa ancora suonare questo strumento il “tubo”, di cui si trovano solo più pochi esemplari. Anche Italo Brocard ha voluto ricordare la sua continua presenza negli anni passati ed ha invitato le nuove generazioni ad inserirsi nel gruppo dei cantori, poiché c’è bisogno di ricambio e poiché è una passione sana e, anche se richiede qualche sacrificio, è piena di soddisfazioni.

Dopo la Santa Messa ed il canto eseguito nella cappella dai membri della cantoria, la Pro-Loco ha offerto sempre sulla piazza un rinfresco. Si è colto l’occasione per far memoria di Albino Quendoz, deceduto da poco, che per parecchi anni offriva sempre un breve rinfresco invitando a casa sua i cantori e quanti desideravano fermarsi.

Coltivare il sentimento di gratitudine verso il Signore e la Madonna è un valore doveroso sempre ed anche fondamentale per offrire fiducia e sostegno alle persone nei momenti difficili, siano essi spirituali, materiali o sociali. In passato gli abitanti di Moline ed i cantori sono stati perseveranti nel mantenere questa buona tradizione, l’augurio è che anche in futuro vi siano persone generose per proseguirla.

 

 

  

Il Gaude Flore o Hymne des sept joies è un lode in onore della Vergine Maria che canta la gioia per la resurrezione di suo figlio. Come abbiamo già scritto, l’origine di questo inno è poco conosciuta: qualcuno fa risalire la sua creazione a Sant’Anselmo, altri a Tommaso da Kempin; a Gressan è per lo più attribuita a Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, a cui, secondo la tradizione, mentre cantava, come ogni giorno, le “sept joies” della Vergine, Maria gli apparve chiedendogli di ricordarsi anche delle “joies célestes”, quelle che non avranno mai fine. Così come ci è pervenuto, l’inno presenta, oltre alle sette strofe originali che raccontano ciascuna una “joie céleste” della Vergine, un’ottava strofa che fu aggiunta in seguito e che deriva da una sequela medievale. Un tempo eseguito in tutta la Valle d’Aosta, oggi il Gaude Flore è cantato solo a Gressan. Nel nostro comune in effetti, dal 1705, nel pomeriggio del giorno di Pasqua, si canta il Gaude Flore per ringraziare la vergine Maria di aver protetto il villaggio di Molline, più volte inondato dal torrente limitrofo. Questo inno fu trasmesso oralmente tra i CHANTRES della parrocchia di Gressan, nonostante esista il testo originale scritto in gregoriano. Nella nostra parrocchia questo canto è eseguito nella versione con il falso bordone, con l’accompagnamento del trombone o tuba. L’utilizzo di questo strumento, di cui si conoscono le origini, è molto difficile poiché, non possedendo dei tasti bisogna farlo suonare con la vibrazione delle labbra per ottenere il suono desiderato. Il falso bordone è un modo di cantare tipicamente valdostano. Un tempo l’esecuzione era basata sull’improvvisazione dei cantori che introducevano due o tre voci a seconda degli schemi denominati “toni di falso bordone” che rendevano la melodia gregoriana come una sorta di basso accompagnato dal suono grave della tuba. Dal 1985 è una nuova versione ad essere interpretata a Gressan, armonizzata da Pietro Brocard, organista della parrocchia di Gressan, che con straordinaria potenza ha tradotto un pezzo dell’antica melodia gregoriana ritrovata nella cappella di Molline e che, con la conoscenza mnemonica del canto, è riuscito a creare la versione attuale.

 

 

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